La Foresta Umbra

foresta umbra

tratto dal sito del Corpo Forestale dello Stato ( http://www.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/737 ).

Descrizione e cenni storici
La storia della Foresta Umbra è un confuso e doloroso succedersi di conquiste, usurpazioni, cessioni da parte di re o principi locali, longobardi, bizantini, saraceni, normanni, svevi, angioini, che, a vicenda, si strapparono l’un l’altro boschi e villaggi e santuari facendo bottino di quanto trovavano. Le prime notizie certe si hanno a partire dalla seconda metà del ‘500 allorché un nobile, Girolamo Grimaldi, acquistò da altro feudatario per 30.000 ducati, tutto il vasto territorio circondante Monte Sant’Angelo, inclusa la Foresta. La famiglia Grimaldi si trasmise questa proprietà per due secoli e mezzo, fino all’epoca dell’occupazione napoleonica, quando, temendo l’abolizione del feudo, la signora Maria Grimaldi, principessa di Gerace, tentò di vendere Umbra al comune di Monte Sant’Angelo.
Il governo di Gioacchino Murat annullò però la vendita per i debiti che la principessa aveva verso il demanio e tutti i beni furono espropriati. La tenuta rimase demaniale con il ritorno dei Borboni e nel 1861 con la caduta del Regno delle Due Sicilie passò al demanio del nuovo Regno d’Italia. Quasi subito, secondo lo spirito liberale delle idee allora dominanti, fu proposta per l’alienazione. Solo per la confusione e la contraddittorietà delle operazioni di misura e stima e per le aste andate deserte si giunse, finalmente, nel marzo 1866, con legge n. 3713 alla dichiarazione di inalienabilità e alla consegna della Foresta all’Amministrazione forestale.


Flora

La vegetazione predominante è costituita da una fustaia di faggio, a struttura pluristratificata e molto complessa per la frequente rottura del piano di copertura, che permette un ottimo sviluppo del piano arbustivo ed erbaceo, entrambi eccezionalmente ricchi di specie. Al faggio si associano nel piano arboreo il carpino bianco, il carpino nero, gli aceri, i tigli, l’olmo, i frassini, l’orniello e il tasso e nel piano arbustivo, il pungitopo, l’agrifoglio e la dafne.
Nella riserva Falascone vegetano esemplari millenari di tasso scampati alle asce e alle seghe per la durezza del legname.
La vegetazione erbacea annovera una ricco numero di coloratissime specie che svolgono il loro ciclo vitale nel breve volgere della primavera, prima che la intensa ombra dei faggi precluda loro la disponibilità della indispensabile luce. Tra queste merita di essere ricordata, perché endemica, la campanula garganica.

Fauna

Tra la fauna selvatica stanziale è da annoverare in primis il capriolo, oggetto di studi perchè ritenuto autoctono e soprattutto geneticamente differenziato dal resto della popolazione di capriolo italico.
Seguono il gatto selvatico, il tasso, la faina, la volpe, il cinghiale, il ghiro e un gran numero di micromammiferi.
Tra gli Uccelli merita citare il picchio verde, il picchio rosso maggiore e il picchio rosso minore, il gufo comune, l’allocco, il picchio muratore, il merlo, il colombaccio, la beccaccia a cui si aggiungono varie specie di turgidi, fringillidi e silvidi.

Cartina del Gargano apt.