Le Necropoli

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Le necropoli, tratto da Storia e folklore di Vieste di Matteo Siena

Il complesso sepolcrale più grandioso è quello della Salata nei pressi dell’antica città di Merino. E’ Formato da sette ipogei, quattro dei quali si trovano in un pauroso strapiombo in riva al mare e gli altri alle spalle a circa 50 mt. Il posto è suggestivo, silenzioso, nascosto agli occhi di tutti e, per gli ipogei verso il mare, quasi inaccessibile a causa di un acquitrino dovuto ad una polla d’acqua che sgorga da uno dei crepacci della parete rocciosa, su cui sono scavati centinaia di loculi.
I tipi di sepoltura sono vari: in tutti gli ipogei si notano tombe terragne, loculi parietali e loculi con arcosoli. Inoltre, il secondo ipogeo, che si incontra a sinistra andando verso il mare, è caratterizzato dalla presenza di un baldacchino centrale, parzialmente demolito.

La necropoli di S. Eugenia, detta erroneamente di S. Eufemia, alle spalle dell’attuale “Ristorante del Faro” e quella di San Lorenzo sul terminale della spiaggia omonima, sono state distrutte dalla furia devastatrice dei cavamonti, appena visibili sono alcuni arcosoli (arcosolio, dal latino: “arcosolium”, ovvero “sepolcro arcato”, è una tipologia architettonica usata per monumenti funebre ).

La necropoli di Grotta Spagnola è a meno di 10 km a sud di Vieste, oltre il cimitero, nella contrada omonima. E’ un ipogeo quadrangolare con una superficie di circa 50 mq a cui si accede per mezzo di un dromos lungo mt 12 e presenta al suo interno una decina di tombe terragne.

La più lontana necropoli è quella di Santa Tecla, posta sull’antica strada che congiungeva Vieste con Monte S. Angelo e Siponto, ed è costituita da due ipogei con alcune tombe terragne.

Il complesso sepolcrale di San Nicola, in contrada Pantanello, è diviso in quattro ampie cripte, scavate nella roccia e sulle cui pareti sono ancora visibili affreschi. Forse, di epoca longobarda. La cripta A ha una superficie di circa 140 mq e nel centro si ergono sette colonne di sostegno alla volta, alte mt 2.50, senza un preciso ordine architettonico. Non vi sono tombe e serviva come sede di riunione per le celebrazioni dei riti sacri.
La cripta B è piuttosto allungata ed ha una superficie di circa 60 mq. La parete sinistra, disarmonica, presenta tre arcosoli e vari loculi parietali.
La cripta C, di 40 mq. Ha forma triangolare e sulle pareti interne sono scavati 13 loculi.
Nella cripta D, divisa in due ambienti, si notano innumerevoli loculi ed arcosoli.
Tombe terragne se ne contano sia nelle cripte che nell’immediato esterno.

Sulle Pendici della collina a nord di Merino, è la necropoli di Caparezza, indubbiamente paleocristiana ( II – III sec. ). E’ formata da tre ipogei intercomunicanti, a cui si accede per mezzo di un dromos di circa 3 mt. Il primo è circolare e presenta un solo loculo sulla parete frontale; oltre al varco aperto a sinistra, è quello centrale di forma allungata, che mostra sulla parete destra due arcosoli affiancati; l’ultimo, anch’esso circolare, è raggiungibile con un basso corridoio ( cm. 80 ). In questi due ultimi ipogei vi sono, in ordine sparso, diversi loculi scavati nelle pareti e tracce di muratura di tempi successivi.