Scavi di Merino

Archeologia02

Tratto da Vieste Gemma del Gargano di Ludovico Ragno.

Nel 1954 venne fatto un primo – per ora rimasto unico – tentativo di indagine seria mediante un cantiere di lavoro diretto dall’ingegnere Lorenzo Diana. Gli scavi, effettuati nei pressi della chiesa, evidenziarono uno spesso strato alluvionale che ricopriva ruderi dell’età romana. In particolare misero in luce i resti di una villa e quelli di una vicina grossa fattoria agricola. Furono dissepolte olle e vasi capientissimi, segni di una rilevante produzione di olio, e cunicoli, vasche, lunette, canali di deflusso e pozzi, rivelatori di un ben congegnato sistema idraulico. Nell’interno della villa fu scoperto, in ottime condizioni di conservazione, un magnifico mosaico raffigurante nella parte centrale una tipica scena rurale: la nascita di un cavallino, ed agli angoli figure di donna, una delle quali col cigno. Ormai quel mosaico quasi non esiste più, divelto subito dopo la scoperta dalla scempiaggine vandalica di chi volle portarsi a casa il ricordino di qualche pietruzza colorata trovata a S. Maria di Merino, poi, magari, buttata via.

Intorno ai ruderi sono ricresciuti gli sterpi e i rovi. I vicoli e le strade, che forse intravide appena l’arciprete Masanotti, sono di nuovo interrati. Attualmente è visibile solo un piccolo tratto di acciottolato vicino la chiesa. Difficile datarlo. Sino a una ventina di anni fa, era scoperto un tratto di strada più esteso, di acciottolato, un chilometro distante dalla chiesa, in località “Salata”, dove adesso c’è l’albergo Gabbiano”.